Blog Il barbiere di Stalin

Scritto da Paolo D'Anselmi, 17-11-2008 16:50

Questa è l'area feedback de "Il barbiere di Stalin".

Qui potrete lasciare i vostri commenti sul libro e sulle tematiche che affronta.

I commenti verranno controllati e pubblicati successivamente dall'autore.

Ultimo aggiornamento : 07-12-2009 14:10


Commenti utenti  File RSS dei commenti
 

 

Visualizza 4 di 4 commenti

1. 20-11-2008 13:57

un attento lettore
Ho trovato questo libro molto interessante e anche ‘divertente’, nel senso che la tua ironia e modo di scrivere riesce a ‘sdoganare’ anche argomenti complessi e ‘pesanti’. 
Ho fatto molte orecchie alle pagine per ritrovare passaggi e frasi su cui ritornare per meditare o per rifarmi una risata su certe tue fulminanti definizioni di paludati argomenti. 
Ho trovato interessanti ma meno coinvolgenti i primi due capitoli (sui monopolisti e sulle multinazionali profit) forse perché nel primo caso problematiche purtroppo abbastanza note e nel secondo forse un poco troppo distanti dal mio vissuto. Ho invece trovato interessantissimi i capitoli sul Pubblico non profit, sulla Politica e sul privato non profit. E li ho trovati così interessanti forse perché in nessuna precedente lettura erano stati così bene classificati ma anche e soprattutto perché hai espresso punti di vista innovativi e quantificati e quantificabili su tematiche ogni giorno oggetto di grandi dibattiti qui nel nostro bar dello sport italiano. 
Quando poi sono arrivato all’evasione del lavoro mi volevo alzare in piedi ed applaudire, nel senso che hai espresso, sempre con chiarezza, consequenzialità e quantificazione dei concetti che ballavano nella mia testa e che (se li formulavo) formulavo sempre in maniere parziali confuse e facilmente contestabili. 
Sono convinto, lo sono sempre stato, ed ho cercato nel mio piccolo di metterlo in pratica, che il cambiamento nasce dal singolo e non ci si può fare scudo delle mancanze degli altri per non fare il proprio. 
Peraltro mi era capitato in diverse occasioni di usare una stessa tua immagine (Norimberga: io eseguivo degli ordini…) per significare che la responsabilità è personale e chi se la assume deve operare conseguentemente (ovviamente spero che il buon dio non mi metta mai nelle condizioni in cui si trovarono quelli nell’obbedire o non obbedire agli ordini…). 
Un altro filone su cui mi sento assolutamente vicino è sull’invito a curare la propria cultura, non come esercizio snobistico ovviamente, ma come strumento per ‘radicarsi’ e per trovare gli unici riferimenti che consentano di non lasciarsi trascinare dal livellamento verso il basso che è uno dei segni distintivi di questa nostra società (non solo italiana temo). 
Quindi grazie per averlo scritto.
Ettore Cambise

2. 26-11-2008 15:50

Era ora!
Era ora! Era ora di ragionare sul tema della partecipazione e della responsabilità collettiva nella Politica! Non ho ancora letto il libro ma non tarderò. Non a caso, proprio su la tematica da lei toccata, sto leggendo "La Partecipazione politica" edito dal Mulino di Francesco Raniolo, il suo libro sarà la giusta continuazione di un ragionamento che all'inizio di quest'autunno, in piena crisi Pd mi ha spinto e convinto della necessità di iscriversi al Pd per cominciare ad adoperarsi affinchè questo partito e il suo modo di fare e intendere la Politica cambi...in meglio! Un saluto caloroso!
Marco

3. 03-12-2008 00:38

Caro Paolo
Che dire, ho appena iniziato il tuo "barbiere di Stalin" e mi sta notevolmente appassionando.Non é certo una lettura da "parrucchiere" e, d`altronde, io non ne frequento da tempo e, credo, neanche tu, a giudicare dalla argutezza dei tuoi ragionamenti e dal linguaggio forbito e tagliente, ricco di citazioni, dotte, letterarie, ricco di spunti di riflessione, ricco di taglienti rimandi alle nostre responsabilità, quelle di tutti.E` presto per dare un giudizio, sono solo a pagina 32, ma sicuramente ho notato che "non le mandi a dire", le dici, come é giusto che sia. A presto, per altri commenti.
Piergiorgio Volterra

4. 16-03-2009 11:21

Riflessioni sul Barbiere
Caro Paolo, 
ti scrivo con molto piacere due righe riguardo il tuo libro che ho finito di leggere da poco e che ho molto apprezzato. 
 
La prima cosa che mi ha colpito è stato lo stile. Ho trovato molto originale l'organizzazione dei contenuti attraverso il susseguirsi coerente dei vari capitoli, a partire dai titoli e dai sottotitoli dei vari paragrafi che anticipano amabilmente tutta l'arguzia e l'ironia del tuo modo di esporre e, per quanto mi è dato conoscerti, del tuo modo di essere. 
 
Si parla di responsabilità sociale, argomento attuale e probabilmente ancora precursore dei tempi da risultare futuribile e, proprio per queste ragioni, ad oggi appannaggio esclusivo di tecnici ed addetti ai lavori; ma tu con questo libro hai saputo rivolgerti a tutti, informalmente, proprio come al bar. 
 
Il lavoro è un concentrato di analisi e sintesi, soprattutto se si tiene conto delle intriganti ed imprescindibili "divagazioni sul tema" che vanno ad interconnettere opportunamente (e doverosamente) l'auspicata responsabilità sociale con l'irresponsabilità materiale, tavolta neanche tanto velata, di amministratori ed amministrati d'Italia. 
 
Si parte dalla (ir)responsabilità per approdare alla cultura dell'attuazione, proponendo di inchiodare i dissimulatori di ogni genere e grado ai paletti della sacrosanta rendicontazione. Questo filone del libro mi è piaciuto proprio, condivido con te (se non ho male interpretato il tuo pensiero) la sostanziale irrilevanza di politiche astratte in flagrante assenza di riscontro nella vita quotidiana e nell'economia reale che scaturisce nell'amara constatazione che il teatrino della politica (soprattutto nostrana), con i suoi burattini e burattinai, sia un ragionevole -benchè mero- prezzo da pagare per la democrazia o, se si preferisce, per il giornaliero quieto vivere (come dici bene tu, vai a sapere come utilizzerebbero altrimenti il loro tempo libero!). 
 
Dare di conto del lavoro, cultura dell'attuazione, asciutta analisi ingegneristica in placida assenza di ideologismi (il barbiere di Stalin magari chiudeva un occhio o forse due ma quello di D'Anselmi sferra impeccabili rasoiate bipartisan) fanno di quest'opera un dichiarato e credibile manifesto programmatico. Al momento, credo, non ci è ancora dato sapere se (cito) "il travaglio di un individuo nel proprio tempo, la frustrazione di fronte al problema che è sempre un altro, che è sempre politico" stia preparando il terreno ad una discesa in campo, allo start-up di un fresco e vitale movimento d'opinione che sia in grado di (cito ancora) "incanalare rabbia ed indignazione professionalizzando il mugugno" ma io già mi sento seguace e parte integrante di questo pensiero. 
 
Sperando di leggerti e seguirti nuovamente al più presto, con stima, 
Donato. 
Donato Iannuzzi

Visualizza 4 di 4 commenti

Aggiungi il tuo commento
Blog Il barbiere di Stalin
| Stampa |